Storia di Marta: fare della diversità un punto di forza

Per tutta la vita mi sono sentita inadeguata e questo si è proiettato nella realtà nella mia storia personale. Solo perché mi sentivo diversa. Quando esternavo il mio profondo lo leggevo nei loro pensieri. Ma ciò che trasmettevo era null’altro che la mia autocritica che diventava il loro sconcerto.

Ogni parola, ogni sguardo erano delle mazzate: e tutti mi sembravano così sicuri, impeccabili. Mi sentivo la peggiore.

E infatti mi sono cacciata nelle peggiori situazioni fino a toccare il fondo.
Ho familiarizzato con il buio e mi sono arresa all’idea che anch’esso fa parte di me l’ho accettato ed amato, amando il mio tenebroso ho conosciuto il mio vero intimo. Ed allora splendo e brillo più di ogni altra. Certo, oscillo: ma accetto la cosa.
E non potrei mai essere più contenta del mio alternare, perché il nostro “eccesso” si contrappone alla staticità dei dormienti – così definisco ora quelle persone che prima tanto invidiavo ma che non sentono, non percepiscono, non osano.
Noi invece siamo vigili e presenti non abbiamo filtri e costruzioni non siamo mascherati. Noi possiamo perché siamo.

Viviamo la tragicità o l’euforia. Ma questo è stupendo perché quella stabilità è la vera morte. Senza emozioni sarebbe morte. E se proviamo il desiderio di morire è in realtà la volontà di non sentire. Finché siamo vivi alterniamo i nostri stati d’animo così d’improvviso e tutto il mondo muta in ogni istante. Così come noi che senza maschere e filtri ne siamo in contatto diretto lo percepiamo e cambiamo con esso diventando persone diverse.