Ora che sapete come sono, riuscite ancora a guardarmi?

Ero fragile.

Troppo.

Cresciuta sotto la protezione asfissiante dei miei genitori.

Mi coccolavano, mi davano tutto, mi viziavano.

Negli occhi solo luce.

Mia sorella gemella, i nonni, l’affetto, la gioia.

Una vita ovattata fatta di casa, scuola e genitori.

Arrivò d’un tratto l’adolescenza.

Mi sentivo impaurita.

Mi sentivo esclusa, c’erano loro, gli adolescenti, quanto sanno essere crudeli.

Non mi volevano, ero troppo diversa: chiusa, ingenua. Non parlavo.

Elena lo sai che non vali un cazzo?

Elena ti piace scopare?

Le loro risate terrificanti.

La mia fragilità calpestata.

Mi sentivo nuda… Piangevo.

Loro non capivano, nessuno capiva.

Ero troppo piccola per sopportarli, derisa crudelmente.

Si aprì una voragine nel petto.

Le insicurezze.

L’età più bella spesa a piangere, a odiarsi, a non essere capita,

a scappare dai miei genitori, dalla mia “culla”, per giorni, senza che nessuno potesse più trovarmi.

Voglia di morte.

Ci provai.

Ora salto dal balcone.

1…

2…

3…

Vi lascio tutti e fanculo, fottetevi.

Nessuno mi voleva per com’ero realmente. Proprio nessuno…

La bambina era ferita, persa.

Adesso dovevo cambiare, in fretta.

Non volevo amare.

Desideravo non essere mai nata.

Non volevo credere.

Volevo solo autodistruggermi, implodere.

Emozioni sfrenate.

Provare di tutto.

Strafarmi della vita.

Come droga: sesso, uomini, sudore.

Sentirsi subito bella, erotica, tagliente, eccitante.

Essere la donna più desiderata di tutte.

L’emblema della passione unita al pericolo.

Tu sei mio. Stanotte. Adesso.

Eri bello, chiaro.

Il riflesso delle mie paure.

Ti ho avuto. Mi hai avuto.

Continuavo.

Caos, scorciatoie.

Ero lì nel letto, spargevo lacrime e dolori.

Uomini di cui non m’importava nulla.

Violenza psicologica e nella carne.

Poi la luce finalmente dopo quattro lunghi anni.

C’eri tu, c’eravamo noi, il sogno.

Ti stringevo.

Finalmente ridevo.

Guardavo i tuoi occhi e mi sentivo libera, felice.

La paura svaniva.

Mattina, pomeriggio,

sempre nella mia testa, tra le mie gambe.

Il cuore esplodeva.

Prima piano, poi dolce, poi forte.

Era amore non sesso.

Lo sentivo nella pelle, negli sguardi, nei sospiri di piacere.

Farò di tutto per te.

Sei la mia vita, non ti perderò mai, ti voglio per sempre.

Sarai mio marito, mio amico, mio complice.

E poi, di colpo il baratro.

Non ti voglio  più, non sei quello che cerco.

Eri diverso, mi hai deluso.

I sensi di colpa fortissimi, accecanti.

Mi fai solo schifo…

Crolla tutto.

Oh, la mia testa. Oh, quanto ti odio. Oh, la rabbia.

Voglio ucciderti. Si, ti uccido. Ti taglio la gola.

Così finisce tutto, lo sai?

Finisce il mio dolore, il tuo, il nostro.

Non potevi darmi un futuro concreto.

Che cosa avevo fatto in questi anni? Perso tempo?

L’illusione di poter convivere con uomo maturo.

No, tu non lo eri, non lo sei mai stato.

Eri solo la mia idealizzazione.

Il frutto d’idee che avevo maturato nella mia testa malata.

Mi hai dato un amore a metà.

Mi ero illusa di poterti cambiare, di averti per sempre.

Ok, ti lascio andare.

Addio. Addio.

Il cuore esplode. Non può essere finita.

Non saremo mai felici.

Non importa. Sarò sola per sempre. La vita continua.

Spero avrai tutto quello che di bello c’è, una  nuova donna,

una casa, due figli quelli che volevamo noi.

Ora però c’è la pioggia.

I miei occhi sono vuoti. Crollo di nuovo.

Altri uomini senza un futuro.

Non vi voglio. Voglio me. Voglio amarmi.

Stavolta l’amore lo farò con me stessa.

Autoerotismo.

Le mie mani scivolano sul basso ventre,

accarezzo la mia pelle morbida,

e poi ancora più in basso negli slip.

Sento il calore esplodere dentro di me.

Sento il piacere farsi umido.

Tocco il momento più alto del piacere.

La mente esulta, godo delle mie mancanze, delle mie paure.

L’orgasmo è fatale. Ho l’inferno dentro. Così tiepido…

Sbatto le palpebre, ecco la mia nuova vita.

Niente uomini. Sola con me stessa.

Contro tutto e tutti.

Non dipendo più da nessuno.

O forse mi illudo ancora.

Ma l’illusione si sa, ti fa vivere a metà..

E forse voglio proprio vivere cosi, a metà, in bilico.

Fra paura, passione, rabbia e amore.

Ma adesso voglio una vita diversa. La pretendo.

Devo cambiare.

Ho un mostro dentro di me.

Una donna fragile. Pericolosa.

Attratta dagli effimeri piaceri, sbagliati, inutili.

Sono un vaso di vetri rotti, frantumato

e ovunque cammino mi ferisco i piedi. Sanguino,

ma non ci faccio caso.

Amo ancora intensamente il mio dolore.

Ora dipendo da lui. Sono la sua schiava.

Così passiva e così psicologicamente fragile.

Mi lascio legare, possedere.

La notte per lui è più facile.

Mi stritola, mi cinge con le sue braccia possenti.

E fa di me ciò che vuole per ore.

Non mi lascia scampo. Abusa.

Al mattino mi sorride, non gli interesso più,

aspetta le tenebre per disturbarmi.

Io cerco di non annegare nella sua furia.

E’ difficile lo so, ma ci provo.

Le provo tutte, poi però ricado.

Le abbuffate pesanti con il cibo.

I ripensamenti costanti, il mio passato che ritorna.

La morte.

Davvero la vita è tutta qui?

Davvero continuerò cosi per sempre?

Davvero è questo quello che voglio?

Davvero la nausea è più forte del tentativo di volermi amare?

Davvero non c’è niente per cui vale la pena vivere?

Voglio solo salvarmi e dire: si ce l’ho fatta.

Mi voglio sentire bella senza che siano gli altri a farmelo credere.

Voglio diventare autonoma. Stimarmi.

Non serve uno psicologo per farlo.

Niente strizzacervelli o amici.

Ci sei tu e il tuo disagio.

La tua voglia di farcela quant’è grande?

1 o 10?

100 o 1000?

Numeri..

Forse ci sarà qualcuno così forte da accettarti per quella che sei,

che ti vorrà bene nonostante sei uno schifo.

che farà di tutto per renderti donna, mamma e fiera di essere la sua compagna.

Ma adesso non c’è tempo per questo devo ripartire da zero.

Voglio una vita, un futuro, un lavoro che non sia soltanto un banale conto in banca,

voglio un lavoro che mi faccia svegliare ogni giorno con la voglia di combattere,

di crescere, di capire.

Voglio un lavoro e una vita che mi diano ogni giorno la possibilità di essere migliore.

Ecco cosa voglio.

Ma la risalita è difficile.

Ogni giorno rinasco e crollo.

Non so ancora se diventerò fenice o resterò cenere.

Ma adesso rispondetemi: ora che sapete come sono, riuscite ancora a guardarmi?

(Elena)

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Miriana K.: non voglio sentire più nulla

Sono un disastro

mi tremano le mani,

tremo tutta,

mi trema il cuore.

Sono brava a dare consigli,

ma quando si tratta di me allora cade ogni riserva.

Mi sento sola, sono sola.

Sono una persona del cazzo,

non riesco a fare simpatia, non riesco a durare nel tempo.

Ho deluso tutti, anche me stessa.

Ho mentito a tutti.

Sono una persona sporca,

non dovrei neppure alzare lo sguardo da terra.

Faccio fatica anche a guardarmi allo specchio,

non mi riconosco.

Non sono io.

Voglio avere dieci anni.

Voglio tornare indietro.

Il futuro mi spaventa,

ho paura di ogni cosa, di lavorare, di non lavorare, di conoscere, di non conoscere, di fare amicizia, di non fare amicizia.

Non riesco più a fare progetti,

ogni cosa che volevo prima

adesso forse non la voglio più.

Penso spesso alla morte.

Al buio che potrebbe mettermi in salvo,

poi ho troppa paura di deludere ancora,

di fare stare male lei, di creare altri casini.

Allora resisto,

ma spero ogni mattina di non svegliarmi,

di non aprire gli occhi,

di non respirare più.

La morte fa male? Cosa succede poi?

Al buio non voglio stare.

Il buio mi spaventa.

Vorrei un abbraccio.

Vorrei assaggiare la felicità per quattro secondi.

Vorrei poter non esistere,

vorrei essere tutti tranne che me.

Non voglio insulti, non voglio grida.

Non volevo. Non voglio niente

Voglio passeggiare per ore sulla spiaggia,

chiudere gli occhi,

non sentire nulla.

Il dolore che mi fa mancare il respiro è grande, grandissimo.

A volte lo sento, il cuore,

stracciarsi come una pezza vecchia,

si frantuma,

diventa ghiaccio.

Non mi voglio più bene, mi odio, sono una brutta persona.

Si, M. non aspettarti niente da me hai ragione,

io non so neanche se ci sarò, scusami.

La pioggia è pesante, cade.

Non respiro, non trattengo, non vivo.

Vi sto dando problemi,

ne ho sempre dati da quando sono piccola,

mi spiace, vi siete beccati me, avrete la vostra ricompensa.

Non so se riuscirò mai più

a uscire da questa sofferenza,

me la sento dentro, nelle ossa.

Tutte le cose belle adesso sono brutte.

Non mi piace più niente.

Non posso piangere,

eppure voglio,

non riesco,

piango.

Non sento più la mia anima,

è vuoto dentro e fuori.

Ovunque è vuoto,

e silenzioso.

Mi bruciano gli occhi,

le lacrime bruciano,

come sale.

Controcorrente si muore, ok.

Non sono bella,

non lo sono mai stata,

sono un mostro e

anche dentro

nulla è bello.

Do solo sofferenza.

Vorrei non essere mai venuta al mondo,

è un affronto per chi non c’è più,

mi spiace,

non voglio offendervi,

sono solo molto stanca,

perdono.

Elisa: a volte avrei voluto non essere mai nata.

A volte avrei voluto non essere mai nata, per non sentire tutto questo freddo; e non intendo il gelo dell’inverno, ma quello tagliente dell’anima, quello che screpola il cuore, che lo lascia senza sogni, speranze, senza un futuro davanti, senza luce, bagliori, stimoli, colori e sogni da seguire.

A volte avrei voluto non essere mai nata per non vedere le atrocità del mondo che mi circonda: la guerra, la fame, l’ipocrisia, ma soprattutto la cattiveria a cui può giungere la mente umana…Già, la mente umana; la macchina migliore e peggiore al tempo stesso; il congegno più brillante e perfido che sia mai stato messo a punto, da chi poi…Da Dio, dall’Universo, chi lo sa…Tutto dipende da come la si usa, sempre ammesso che tutto non sfugga dal nostro controllo…Ed anche sul controllo, sull’autocontrollo, si potrebbe parlare per giorni interi, forse per mesi, per anni…Per poi sfociare in quel meraviglioso ma allo stesso tempo atroce mondo delle emozioni…Le emozioni…Loro che possono tutto…Loro che possono spingerti a fare cose che la mente razionale, logica e matura bloccherebbe all’istante; loro che ti portano al limite; loro che ti smuovono dentro, in tutto e per tutto…Se non fosse per le emozioni, per la loro esistenza, saremmo identici alle macchine, forse più avanzati, o forse più mediocri…Magari più saggi, liberi dai condizionamenti dell’amore, degli affetti, ma infondo che vita sarebbe senza tutto questo? Che vita sarebbe senza l’amore?
Eppure a volte avrei voluto non essere mai nata proprio per questo. Per tutto ciò che Lui, l’Amore, ha causato dentro di me, per tutto questo scompiglio, queste lacrime, questo turbinio di emozioni, di passioni, di ardere, spegersi, ardere ancora e di nuovo spegnersi per poi lasciare cosa? Un vuoto immane, una solitudine ed un isolamento tale da non sentire più niente.

Ma in fondo no, non è colpa dell’Amore, ma solo mia…Mia che, molto probabilmente, anzi, certamente, sono un essere troppo piccolo e sciocco per abbracciare e tenere dentro un sentimento così grande e puro, nonostante l’abbia sempre celebrato, adorato, venerato e, soprattutto, come tutti i comuni mortali, non possa farne a meno.
Perché l’Amore è dappertutto, in ogni cosa…L’Amore è nel primo respiro al mattino anche se sembra che sia carico d’odio, perché anche in quest’ultimo, nell’odio, c’è dell’amore…Per odiare bisogna aver amato, amato tanto, talmente tanto da essersi svuotati e caricati di rabbia, una rabbia distruttiva ed ardente che si è tinta dei colori dell’odio…
Ma l’odio non porta da nessuna parte, se non nel verso della distruzione, del logorio e fa male a tutti, ma in primis a se stessi.
E c’è Amore anche quando si dice “Basta, non voglio amare più”, perché non si può smettere di amare, anche quando lo si desidera talmente tanto da volerlo davvero, perché c’è amore anche li, nel desiderio…Non si può smettere di amare, è nell’indole umana amare e non potremmo mai smettere di farlo.

Eppure, a volte, avrei voluto non essere mai nata proprio per non amare, perché per me amare vuol dire amare, ma con la A maiuscola; vuol dire dare tutta me stessa fino a svuotarmi l’anima, fino a non avere più niente ed è sbagliato.

Io che non mi sono mai amata, ho sempre amato tanto. Assurdo, eppure è così. Dovrei amarmi di più, ma non ci riesco.

Non riesco ad amare questo animo fragile, questa faccia ormai spenta e questa testa alla rovescia; non riesco ad amare il mio cuore svuotato, la mia anima infranta e tutto ciò che ho fatto a me stessa ed alle persone che davvero mi amavano.
Ed è per questo che a volte avrei voluto non essere mai nata; per questo e per mille altri motivi.

Per non assistere alla morte di mio padre; Dio, se solo avessi potuto fare qualcosa. Ma no, nulla era possibile, nulla lo è stato…Ed io lì, inerme, come al solito, come sempre. Piccola in un mondo troppo grande; inutile come mi sono sempre sentita a guardare l’unico uomo che mai mi avrebbe tradita andarsene, andarsene per sempre.
E sono immagini che non dimentichi, attimi che il cuore porta con sé per il resto dei tuoi giorni; flashback che la mente continua a riproporti e tu non puoi far altro che osservarli e renderti conto di quanto la vita possa essere breve e riservarti delle sorprese a dir poco non gradite, mentre continui a startene li, con la tua convinzione di non servire a nulla e di contare ancora meno, ma con la consapevolezza che, almeno per lui e per tua madre non è cosìEd allora cerchi di andare avanti per loro, per renderli orgogliosi e fieri di te, perché sono le uniche persone che lo meritano, che lo meritano davvero, in mezzo a tanti per i quali hai dato il cuore ma che in realtà si sono rivelati solo falsi amici, ma ormai non importa, ormai il prezzo l’hai pagato, a spese care, con interessi salatissimi, ma è un problema tuo, come tutti gli altri, e l’unica cosa che puoi fare è guardare avanti, sperando che un giorno ti passi il pensiero malsano di chiederti “Perché sono nata?” e venga sostituito da una risposta, anche se, nella vita, le risposte sono poche e poco certe.