Razieh: “lettera tragica a un amore mai nato”

disturbo borderline di personalità - le nostre storie

C’è in me il più grande inferno che si possa immaginare.

Non c’è niente che mi permetta di perdonare a me stessa quello che ho fatto: di togliermi da sola così la felicità dalle mani. Niente di peggio poteva accadermi, niente potrà consolarmi, nemmeno il suo ritorno, questa è la maledizione.

Solo il mio perdono potrà salvarmi.

Non sono disposta a farlo se non avrò la speranza che non accadrà di nuovo.

Perché io posso anche accettarmi come sono, ma non posso rinunciare all’amore, mai.

Per questo la mia vita è tragica.

Per questo sogno di morire notte e giorno, se non un miracolo viene a salvarmi.

Non è nella disperazione che si può cullare un nuovo amore.

Eppure è un amore nuovo, è come l’ho sempre voluto, è lì, puro e semplice, bellissimo, fra le mie mani io con la mia brutalità lo ferisco, lo spezzo, lo trito.

Un tritacarne.

Perché non so amare che così?

Perché non puoi amarmi così come sono?

Ahmad.

Muoio nel pronunciarti.

Per davvero muoio.

Ho perso il mio potere. Potere di sentirmi amata.

Non sei tu che hai il dovere di ridarmelo.

Né io vorrò rimproverarti mai nulla, perché è con grandissimo amore che mi hai presa, e con grandissimo rispetto lasciata.

Io solo vivrò nell’inferno dei giorni che mi mancano di vivere, senza un amore come te, che era il più grande che io mai abbia conosciuto, il più immenso e potenzialmente felice, e il più velocemente svanito, volatomi via dalle mani, come una donna fantasma che non ha presa, sulle cose della vita. Che non è qui, fra gli umani, ma nel limbo, fra gli spiriti che vagano senza pace.

(Razieh)

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Non so chi sono

Nello specchio compare

qualcuno che non conosco più.

Vorrei ritrovarmi in un fondo di bottiglia

o sondando qualche abisso marino.

Vorrei urlare che non la voglio

una vita così.

Vorrei avere la forza di cambiare.

Ma quanto è difficile, se tutti ti remano contro?

Se cercano di importi i loro schemi e fanno solo finta di ascoltare.

Ti abbandonano a largo di un oceano scuro

dove è inutile muoversi o urlare.

Vorrei che esistesse un tasto “stop”

per riavvolgere il nastro e cominciare da capo.

(La Bufera)

Amare troppo e lasciar andare: storia di Claudio

Sono Claudio e ho 31 anni.

Non so cosa mi ha portato qui. Sicuramente la voglia di capire e di essere capito.

Ho avuto una relazione tormentata. La mia compagna soffriva di anoressia restrittiva e io non facevo che peggiorare le cose con la mia rabbia.
Mi arrabbiavo perché pensavo che la sua malattia fosse una mancanza i rispetto nei miei confronti, un’offesa all’amore che provavo per lei.

“Se non vuoi farlo per te, fallo per me. Dimostrami che mi ami.”

 

E sbagliavo. Perché uno non sceglie di stare male e in quei momenti non dovrebbe caricarsi anche delle responsabilità dell’altro.

Sento di averla distrutta. Era così fragile ma allo stesso tempo così forte. Io ero solo un debole.

La amavo talmente tanto che ho dovuto lasciarla andare. La stavo soffocando.

Lei mi manca. Mi sveglio di notte con la tentazione di chiamarla, di chiederle di perdonarmi. Ma come potrebbe perdonarmi? Non sono stato capace di starle vicino. L’unica cosa buona che ho fatto per lei è allontanarmi permettendole di avere i suoi spazi. Non so se esiste una via di mezzo.

A volte ricado negli stessi errori. Vedo le azioni degli altri come una provocazione verso di me, anche se non è così. E mi arrabbio. Mi infurio.

Grazie per darmi la possibilità di esprimermi qui. Spero che un giorno ci incontreremo tutti dal vivo e racconteremo le nostre esperienze..