Qualcosa deve essersi rotto: storia di Simone

viteborderline - in bilico tra caos e silenzio

Non so da dove parte la storia del mio dolore, il passato si è risucchiato così tanto della mia vita che ho perso qualsiasi contatto con le reminiscenze o i ricordi.
C’è solo un uragano che s’agita impetuoso di fronte a me, un pozzo che mi ha trangugiato e legato al fondo come uno slave ammanettato al letto dal proprio master.

Ci sono solo gocce di sangue che scorrono sulla mia pelle ancora fresca, ma forse non più fresca come una volta.

C’è solo un vuoto, un’enorme palude di ghiaccio che mi attanaglia e che m’impedisce persino di sentire me stesso. Del resto, tutti hanno bisogno di sentire sé stessi, sentire che esistono.

Tutti ti cercano, tutti ti parlano, danno consigli, ma nessuno capisce. Se solo potessero vedere a occhi aperti l’acerrimo mostro che ringhia dentro di te.

C’era solo un bambino, un tempo, forse felice, prima che qualcosa o qualcuno distruggesse i suoi sogni.
C’era un ragazzino frivolo, che amava entrare in classe al liceo vestito elegante, quasi a doversi distinguere dagli altri.
Voleva solo comunicare la sua diversa sensibilità al mondo, agli altri, a tutti quelli che lo prendevano in giro perché prendeva bei voti, l’unica cosa che lo gratificava. E pensare che sentiva pure di doversi vergognare di fronte a tutti per i voti che prendeva.

Poi venne lei: i primi baci, i primi sospiri, nelle fredde e desolate vie del corso principale in inverno, vennero i brividi che ci serravano insieme, vennero mani che scivolavano lungo il corpo desideroso di esplorarsi. Io volevo tenere sempre la sua mano, anche di fronte ai compagni, volevo essere orgoglioso di quello che avevo, urlare la mia felicità per aver trovato qualcuno che mi amava davvero. Avrei voluto fondermi con lei, sì, una simbiosi reciproca, come una farfalla che si posa sull’antera di un fiore entrando al suo interno per suggerne il nettare.

Poi vennero i due miei amici con cui fantasticavo di avere relazioni, avevo una così grande fame di loro e del loro rapporto che il motivo per cui andavo a suonare in banda era solo per vederli e per ricevere anche solo un briciolo di attenzione da loro.
Venne l’idealizzazione.
Poi non so cosa successe, ma tutto cambiò in me…Forse furono solo abbagli della mia mente insana, ma

iniziai a temere di rimanere da solo per tutta la vita, senza un amico.

Le lacrime scendevano dolci dagli occhi ogni pomeriggio, sotto la doccia, era solo sotto una cascata d’acqua calda che sentivo di poter far fluire il fiume di lava dolorosa che scorreva in me.

Fuori il mondo era finto, la maschera doveva servire a proteggermi, non potevo farmi vedere nudo e fragile così com’ero, mi avrebbero disintegrato, annientato TUTTI. Forse proprio i miei genitori per primi, che non capivano il mio dolore.

Poi venne la mia fidata amica, la lametta.
Vennero la depressione e l’isolamento, vennero le telefonate fatte a tutte le amiche che facevano parte del mio gruppo nella speranza che esse potessero essermi anche solo un attimo di aiuto.
Venne poi l’innamoramento di un compagno di classe.

Non sapevo più chi ero, tuttora non so chi sono, forse sono uno zombie ambulante, uno straccio di persona che continua a camminare perché è spinto da non so quale arcana forza di propulsione.
Ormai sono un vuoto che mi lacera lo spirito, una piaga vivente che cammina, un vaso che si è infranto mille volte ed è stato più o meno riaffastellato ogni volta.

Ma la mia vita è una corsa sul filo del rasoio della pazzia.

Vennero le esperienze omosessuali, i due partner che ho avuto, i litigi, il desiderio fremente e logorante della presenza costante di lui nel tuo letto, che fosse lì a carezzarti la testa, a riempirti di baci, a riempire quella voragine che non aspettava altro di essere colmata di dolcezza.

E venne infine la solitudine, da un giorno all’altro.

Può una sola e-mail cancellare tutto quello che c’è stato tra due persone? Può essere stato davvero amore? Oppure sono stato solo sfruttato? E allora, se metto in dubbio che quello sia stato amore, può esistere AFFATTO l’amore? Che cos’è? Forse un’illusione stupida dell’essere umano, che si appiglia a esso come a un’àncora per sfuggire alle brutalità e ai capricci del Destino?

Vennero allora le follie, il vino, i cocktail bevuti a dismisura, le giornate estive passate sotto il sole a perdere la TESTA, gli esercizi di spinning fatti alla cyclette per più di 30 minuti al giorno pur di sentire qualche cellula della propria fibra MUOVERSI e VIVERE…

Venne la droga e tutto il resto. E venne il collasso finale.

Che cosa resta di tutto questo oggi? Posso dire di ritenermi un ragazzo forte, pronto ad affrontare le difficoltà della vita?

Mi si accusa d’immaturità. Certo, è vero, io sono immaturo, il campione numero UNO degli immaturi. Ma che cosa si cela sotto il mucchio di cenere a cui la mia anima si è ridotta a essere?

Io sento ancora qualche lapillo o tizzone ardere in quell’apatia.

Ma posso davvero essere in grado di ritirarlo fuori e farlo divampare? Oppure rischio di scottarmi di nuovo a causa del fuoco troppo intenso?
Così, in mezzo a un lago sconquassato da onde gigantesche, sono costretto a veleggiare tenendo il timone della mia barca sotto costante controllo, per non perdere l’orientamento e non finire sommerso dai flutti.

Così, in mezzo a questa tempesta, sono costretto a mantenere vigile l’attenzione al fine di proteggermi…Ma la tempesta si placherà un giorno? Potrà mai qualche nuovo raggio di sole fendere questo cupo ammasso di nubi sopra il mio capo? E sarà allora davvero il sole oppure di nuovo abbaglio?
Così, con il cuore sospeso a metà tra mille speranze e mille disillusioni, il mio viaggio verso l’Ignoto procede.

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