Borderline: una parola come un’altra. (Francesca)

ViteBorderline, in bilico tra caos e silenzio - le nostre storie

Basta davvero questo a definirci? No, non basta.

Sono solo parole, termini vuoti che non riescono a contenere tutto il male che un essere umano può provare.

Diagnosi che non possono dar voce al baratro che abbiamo dentro.

Qualcuno ci considera pazzi, squilibrati, persone cattive, irresponsabili. E ancora: immaturi; insensibili; codardi; deboli; manipolatori; egoisti.

La maggior parte della gente, guardandoci, pensa questo.

Ma in realtà, tutti quelli che voi chiamate pazzi sono esseri umani. Forse più umani di voi.

E quello che li accomuna tutti è il dolore. Si prova un dolore immenso, insopportabile.

Ognuno trova il suo modo per sopravvivere. Ognuno a modo suo cerca di trovare un senso alle ferite che ha dentro.

C’è chi si costruisce realtà alternative,

c’è chi cade in un circolo vizioso fatto di autodistruzione,

c’è chi smette di sentire,

c’è chi ha una paura tale del mondo e di se stesso da non riuscire a respirare,

c’è chi si incattivisce e finge di non aver bisogno di nessuno per sentirsi più sicuro.

Ma qualsiasi cosa si scelga di fare, in realtà il dolore non passa mai. E dentro una parte di te lentamente muore.

A volte si trasforma in qualcosa di diverso. Ma non smette mai di bruciarti dentro.

(Francesca)

Annunci

Non so chi sono

Nello specchio compare

qualcuno che non conosco più.

Vorrei ritrovarmi in un fondo di bottiglia

o sondando qualche abisso marino.

Vorrei urlare che non la voglio

una vita così.

Vorrei avere la forza di cambiare.

Ma quanto è difficile, se tutti ti remano contro?

Se cercano di importi i loro schemi e fanno solo finta di ascoltare.

Ti abbandonano a largo di un oceano scuro

dove è inutile muoversi o urlare.

Vorrei che esistesse un tasto “stop”

per riavvolgere il nastro e cominciare da capo.

(La Bufera)

Lottare contro il vuoto

Mi sento vuota.

Ho un vuoto dentro più grande di me.

Le voci non la smettono. Vivo in un costante silenzio assordante.

E loro continuano. Non vado mai bene per loro.

Mi ripetono che devo farmi del male, che devo ridurmi ad un mucchio d’ossa.

Mi promettono che se sarò pelle ossa sarò felice: io so che non è così, ma gliela lascio sempre vinta.

Vince sempre la malattia.

(Nicole)

Non potete capire cosa si prova nel baratro

Vorrei spiegare cosa si prova a convivere con questi mostri dentro, ma non è facile. Non è facile mettersi a nudo e spiegare a parole quello che si vive in quei momenti, perché per quanto tu possa spiegarlo nel modo migliore possibile nessuno mai riesce a capirlo fino in fondo: certe cose bisogna viverle per comprenderne l’intensità.

Ma se qualcuno anche solo per un misero istante provasse ad immedesimarsi in Noi, a starci vicino ed accettarci con tutti i nostri limiti e paure forse avremmo più forza per uscirne; ci sentiremmo meno soli e meno “diversi”, ma la verità è che nessuno ha il coraggio di farlo, anzi, di fronte a certe realtà tutti scappano via.

Basta poco a volte. Appena ti lasci andare e dici: “Ho paura”, oppure “Sto male”, o “Mi hai deluso! Non ce la faccio..” si spaventano e l’unica cosa che riescono a fare è accusarti e abbandonarti al tuo destino. Un destino fatto di vuoto, rabbia e voglia di sparire.

Ma se vi fermaste un attimo a pensarci, ognuno di voi avrà avuto almeno una volta paura di non farcela, vi sarete sicuramente sentiti impotenti, vulnerabili, persi di fronte ad una realtà atroce sulla quale sapevate di  non aver nessun potere.
Vi sarà sicuramente capitato di perdere il significato di ogni vostro gesto, vi sarete chiesti che senso aveva continuare e cosa volevate davvero da questa vita: vi sarete sentiti inutili, soli e demotivati. Succede dopo una grande perdita, in momenti di crisi, dopo un abbandono, dopo un ingiustizia subita: ma sono momenti appunto, che magari avrete superato senza neanche accorgervene o forse con molta sofferenza ma li avete superati grazie a qualcosa che avevate dentro, qualcosa che vi è stato trasmesso.

Avrete attinto a quell’Amore incondizionato che accresce l’autostima, fa riacquistare vitalità e speranza nel futuro, fa venir voglia di essere migliore:

ma purtroppo a molti quel tipo d’Amore è stato negato. Ed è come se ti mancasse un pezzo di cuore. Qualcosa dentro di te resta difettoso per sempre.

Ti manca qualcosa che non potrai mai più ricevere da nessun’altro. Ti manca l’Amore di un padre e una madre, ti manca il senso di appartenenza, di protezione e accettazione che solo un genitore può darti: e per quanti sforzi tu possa fare, per quante persone possano donarti il loro amore, quel vuoto non si riempie. Quel tipo di legame resta insostituibile.

Quelli che per voi sono stati solo “momenti di crisi” per noi sono giorni, settimane, mesi, anni: diventano  vita quotidiana.

Cosa avreste fatto se quei momenti non fossero finiti? Cosa avreste fatto se quelle sensazioni fossero durate anni interi senza sosta? E come avreste reagito se mentre affrontavate tutta questa merda da soli qualcuno con tono strafottente vi avesse detto che eravate solo dei falliti che si piangono addosso e non sanno affrontare la vita?

Ma sono sicura che anche dopo aver letto tutto questo non capirete cosa si prova a sentirsi come mi sento io e come si sentono tantissime altre persone che magari si nascondono dietro falsi sorrisi e frasi di circostanza e indossano mille maschere mentre dentro muoiono per non disturbare il vostro quieto vivere, fatto di apparenza e luoghi comuni per cui sinceramente provo quasi nausea.

Come si può spiegare questo nostro sopravvivere a chi ci guarda dall’esterno con occhi critici,

come si può spiegare la sensazione che provi quando sei in mezzo alla gente e tutti ti scrutano ma nessuno ti vede,

come puoi spiegare il vuoto che senti annientarti da dentro,

come far capire la sensazione di disagio tremendo che provi quando ti rendi conto che sei solo al mondo

che nessuno ti accetta, nessuno da valore al tuo esistere.

Come spiegare la voglia di ingozzarti di cibo che ti prende e la voglia che hai di piangere subito dopo, e il sapore del cibo non lo senti quasi più, come poter dar voce alla paura che hai di perderti, di impazzire, di restare da sola con i tuoi demoni.

Come spiegare quanto una frase, un sorriso non ricambiato, un sospiro o un silenzio ti possano ferire e far piangere per una notte intera,

come poter tradurre in parole l’ansia che ti prende anche solo nell’entrare in un supermercato, nel parlare con la gente,

come far capire l’odio per te stessa, per il tuo corpo che distruggi in continuazione.

A volte le parole non ci sono…non riescono proprio ad uscire.

(Francesca Di Carlo)

Broken – tu mi hai ridotta in pezzi.

Ero chiusa in quel bagno, sperando che un po’ di quella polvere bianca potesse non farmi pensare a te. Non l’avevo mai fatto prima di conoscerti, non ne avevo mai avuto bisogno.
Tu mi hai portato anche a questo ed è una cosa che non ti perdonerò mai.

La musica continuava a rimbombarmi nelle orecchie ed una volta uscita da lì ero completamente sola, con il cuore che stava per esplodere e l’adrenalina a mille.

Non avevo bisogno di te in quel momento, non ho avuto bisogno di te tutte le altre volte in cui per disintossicarmi da te mi sono intossicata di altro.

Ero forte come non lo ero mai stata. Potevo badare a me stessa. Potevo divertirmi, tanto tu non c’eri.

Passato l’effetto tornavi tu, puntuale come ogni volta, a destabilizzarmi, a ricordarmi che una possibilità io e te non ce la meritavamo.

 

Di nuovo il vuoto. Di nuovo il pensiero di non essere all’altezza. Tu eri perfetto, io non lo sono mai stata e non lo sarò mai.

Non dovevo pensare, dovevo vivere la mia vita ad un ritmo velocissimo per non avere nemmeno il tempo di ricordarmi il tuo nome. Eppure tutta quella velocità non ha fatto altro che rompere qualcosa che si stava già logorando da tempo: me stessa.

M.