Quelle di Sara sono urla silenziose

Mi chiamo Sara e ho 28 anni. Quando sono nata mia mamma si è sentita male e l’hanno portata subito in psichiatria per sei mesi. É uscita con una schizofrenia e mai piu tornata la stessa.
La lontananza da lei nei primi mesi di vita mi ha creato un trauma dell abbandono che rivivo adesso nelle relazioni sentimentali. Per questo sono cosi tossicodipendente nei confronti di R.
Sono stata una bambina obesa un’adolescente obesa e a 16 anni ho fatto la mia prima dieta drastica e da li e’iniziato il disturbo alimentare.
A 18 anni ho avuto il primo ricovero in psichiatria. Mio padre ha visto la mia malattia come un secondo tradimento dopo quello di mia mamma e non mi ha mai seguito nei miei percorsi per guarire, per lui ce la dovevo fare senza quei medici che avevano rovinato mamma.

Ho passato i 20 anni a tentare il suicidio. A ingrassare e dimagrire. A riconquistare tutto e riperderlo.

Sono stanca.

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Elisa: a volte avrei voluto non essere mai nata.

A volte avrei voluto non essere mai nata, per non sentire tutto questo freddo; e non intendo il gelo dell’inverno, ma quello tagliente dell’anima, quello che screpola il cuore, che lo lascia senza sogni, speranze, senza un futuro davanti, senza luce, bagliori, stimoli, colori e sogni da seguire.

A volte avrei voluto non essere mai nata per non vedere le atrocità del mondo che mi circonda: la guerra, la fame, l’ipocrisia, ma soprattutto la cattiveria a cui può giungere la mente umana…Già, la mente umana; la macchina migliore e peggiore al tempo stesso; il congegno più brillante e perfido che sia mai stato messo a punto, da chi poi…Da Dio, dall’Universo, chi lo sa…Tutto dipende da come la si usa, sempre ammesso che tutto non sfugga dal nostro controllo…Ed anche sul controllo, sull’autocontrollo, si potrebbe parlare per giorni interi, forse per mesi, per anni…Per poi sfociare in quel meraviglioso ma allo stesso tempo atroce mondo delle emozioni…Le emozioni…Loro che possono tutto…Loro che possono spingerti a fare cose che la mente razionale, logica e matura bloccherebbe all’istante; loro che ti portano al limite; loro che ti smuovono dentro, in tutto e per tutto…Se non fosse per le emozioni, per la loro esistenza, saremmo identici alle macchine, forse più avanzati, o forse più mediocri…Magari più saggi, liberi dai condizionamenti dell’amore, degli affetti, ma infondo che vita sarebbe senza tutto questo? Che vita sarebbe senza l’amore?
Eppure a volte avrei voluto non essere mai nata proprio per questo. Per tutto ciò che Lui, l’Amore, ha causato dentro di me, per tutto questo scompiglio, queste lacrime, questo turbinio di emozioni, di passioni, di ardere, spegersi, ardere ancora e di nuovo spegnersi per poi lasciare cosa? Un vuoto immane, una solitudine ed un isolamento tale da non sentire più niente.

Ma in fondo no, non è colpa dell’Amore, ma solo mia…Mia che, molto probabilmente, anzi, certamente, sono un essere troppo piccolo e sciocco per abbracciare e tenere dentro un sentimento così grande e puro, nonostante l’abbia sempre celebrato, adorato, venerato e, soprattutto, come tutti i comuni mortali, non possa farne a meno.
Perché l’Amore è dappertutto, in ogni cosa…L’Amore è nel primo respiro al mattino anche se sembra che sia carico d’odio, perché anche in quest’ultimo, nell’odio, c’è dell’amore…Per odiare bisogna aver amato, amato tanto, talmente tanto da essersi svuotati e caricati di rabbia, una rabbia distruttiva ed ardente che si è tinta dei colori dell’odio…
Ma l’odio non porta da nessuna parte, se non nel verso della distruzione, del logorio e fa male a tutti, ma in primis a se stessi.
E c’è Amore anche quando si dice “Basta, non voglio amare più”, perché non si può smettere di amare, anche quando lo si desidera talmente tanto da volerlo davvero, perché c’è amore anche li, nel desiderio…Non si può smettere di amare, è nell’indole umana amare e non potremmo mai smettere di farlo.

Eppure, a volte, avrei voluto non essere mai nata proprio per non amare, perché per me amare vuol dire amare, ma con la A maiuscola; vuol dire dare tutta me stessa fino a svuotarmi l’anima, fino a non avere più niente ed è sbagliato.

Io che non mi sono mai amata, ho sempre amato tanto. Assurdo, eppure è così. Dovrei amarmi di più, ma non ci riesco.

Non riesco ad amare questo animo fragile, questa faccia ormai spenta e questa testa alla rovescia; non riesco ad amare il mio cuore svuotato, la mia anima infranta e tutto ciò che ho fatto a me stessa ed alle persone che davvero mi amavano.
Ed è per questo che a volte avrei voluto non essere mai nata; per questo e per mille altri motivi.

Per non assistere alla morte di mio padre; Dio, se solo avessi potuto fare qualcosa. Ma no, nulla era possibile, nulla lo è stato…Ed io lì, inerme, come al solito, come sempre. Piccola in un mondo troppo grande; inutile come mi sono sempre sentita a guardare l’unico uomo che mai mi avrebbe tradita andarsene, andarsene per sempre.
E sono immagini che non dimentichi, attimi che il cuore porta con sé per il resto dei tuoi giorni; flashback che la mente continua a riproporti e tu non puoi far altro che osservarli e renderti conto di quanto la vita possa essere breve e riservarti delle sorprese a dir poco non gradite, mentre continui a startene li, con la tua convinzione di non servire a nulla e di contare ancora meno, ma con la consapevolezza che, almeno per lui e per tua madre non è cosìEd allora cerchi di andare avanti per loro, per renderli orgogliosi e fieri di te, perché sono le uniche persone che lo meritano, che lo meritano davvero, in mezzo a tanti per i quali hai dato il cuore ma che in realtà si sono rivelati solo falsi amici, ma ormai non importa, ormai il prezzo l’hai pagato, a spese care, con interessi salatissimi, ma è un problema tuo, come tutti gli altri, e l’unica cosa che puoi fare è guardare avanti, sperando che un giorno ti passi il pensiero malsano di chiederti “Perché sono nata?” e venga sostituito da una risposta, anche se, nella vita, le risposte sono poche e poco certe.

Storia di Marta: fare della diversità un punto di forza

Per tutta la vita mi sono sentita inadeguata e questo si è proiettato nella realtà nella mia storia personale. Solo perché mi sentivo diversa. Quando esternavo il mio profondo lo leggevo nei loro pensieri. Ma ciò che trasmettevo era null’altro che la mia autocritica che diventava il loro sconcerto.

Ogni parola, ogni sguardo erano delle mazzate: e tutti mi sembravano così sicuri, impeccabili. Mi sentivo la peggiore.

E infatti mi sono cacciata nelle peggiori situazioni fino a toccare il fondo.
Ho familiarizzato con il buio e mi sono arresa all’idea che anch’esso fa parte di me l’ho accettato ed amato, amando il mio tenebroso ho conosciuto il mio vero intimo. Ed allora splendo e brillo più di ogni altra. Certo, oscillo: ma accetto la cosa.
E non potrei mai essere più contenta del mio alternare, perché il nostro “eccesso” si contrappone alla staticità dei dormienti – così definisco ora quelle persone che prima tanto invidiavo ma che non sentono, non percepiscono, non osano.
Noi invece siamo vigili e presenti non abbiamo filtri e costruzioni non siamo mascherati. Noi possiamo perché siamo.

Viviamo la tragicità o l’euforia. Ma questo è stupendo perché quella stabilità è la vera morte. Senza emozioni sarebbe morte. E se proviamo il desiderio di morire è in realtà la volontà di non sentire. Finché siamo vivi alterniamo i nostri stati d’animo così d’improvviso e tutto il mondo muta in ogni istante. Così come noi che senza maschere e filtri ne siamo in contatto diretto lo percepiamo e cambiamo con esso diventando persone diverse.