Non so chi sono

Nello specchio compare

qualcuno che non conosco più.

Vorrei ritrovarmi in un fondo di bottiglia

o sondando qualche abisso marino.

Vorrei urlare che non la voglio

una vita così.

Vorrei avere la forza di cambiare.

Ma quanto è difficile, se tutti ti remano contro?

Se cercano di importi i loro schemi e fanno solo finta di ascoltare.

Ti abbandonano a largo di un oceano scuro

dove è inutile muoversi o urlare.

Vorrei che esistesse un tasto “stop”

per riavvolgere il nastro e cominciare da capo.

(La Bufera)

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Il rapporto con gli altri, così essenziale ma così difficile: Mavi

Per starmi vicino ci vogliono persone “con le palle”.

Dammi affetto, ma non lasciare il potere nelle mie mani: ti distruggerei. Le persone mi uccidono ogni giorno con le parole perché io sono fragile, non mi so proteggere, e se mi vedi forte è solo perché mi sono costruita un armatura pesante: a volte troppo pesante pure per me.
Non sfidarmi, ti distruggerei in un secondo. Ti farei provare la mia stessa voglia di morte.
Sono nata-morta, sono nel labirinto borderline: mi sono identificata nel disturbo. In questo momento distruggerei ogni cosa, ma solo per cercare me stessa…dove sono?
Ci definiscono persone con Q.I. superiore alla media e allora perché non riesco a trovare la via d’uscita da sola?
(Mavi)

Ci sentiamo fragili perché diamo troppa importanza agli altri: un singolo gesto, uno sguardo o una parola possono essere interpretati da noi come segnali di rifiuto da cui ci sentiamo minacciati. Allora possiamo allontanarci dall’altro, oppure attaccarlo, accusarlo di volerci abbandonare. Ma le nostre forse sono solo proiezioni. Magari il nostro interlocutore ha la mente altrove, è reduce da un litigio, e la sua espressione accigliata non ha niente a che fare con noi.
Dobbiamo pensare che anche l’altro ha i suoi demoni da combattere. Scaricargli addosso una rabbia immotivata non aiuta a salvare il nostro rapporto.

Storia di Marta: fare della diversità un punto di forza

Per tutta la vita mi sono sentita inadeguata e questo si è proiettato nella realtà nella mia storia personale. Solo perché mi sentivo diversa. Quando esternavo il mio profondo lo leggevo nei loro pensieri. Ma ciò che trasmettevo era null’altro che la mia autocritica che diventava il loro sconcerto.

Ogni parola, ogni sguardo erano delle mazzate: e tutti mi sembravano così sicuri, impeccabili. Mi sentivo la peggiore.

E infatti mi sono cacciata nelle peggiori situazioni fino a toccare il fondo.
Ho familiarizzato con il buio e mi sono arresa all’idea che anch’esso fa parte di me l’ho accettato ed amato, amando il mio tenebroso ho conosciuto il mio vero intimo. Ed allora splendo e brillo più di ogni altra. Certo, oscillo: ma accetto la cosa.
E non potrei mai essere più contenta del mio alternare, perché il nostro “eccesso” si contrappone alla staticità dei dormienti – così definisco ora quelle persone che prima tanto invidiavo ma che non sentono, non percepiscono, non osano.
Noi invece siamo vigili e presenti non abbiamo filtri e costruzioni non siamo mascherati. Noi possiamo perché siamo.

Viviamo la tragicità o l’euforia. Ma questo è stupendo perché quella stabilità è la vera morte. Senza emozioni sarebbe morte. E se proviamo il desiderio di morire è in realtà la volontà di non sentire. Finché siamo vivi alterniamo i nostri stati d’animo così d’improvviso e tutto il mondo muta in ogni istante. Così come noi che senza maschere e filtri ne siamo in contatto diretto lo percepiamo e cambiamo con esso diventando persone diverse.