Se devi mettere al mondo un figlio per poi fargli del male, non farlo.

Fai finire quello schizzo di sperma da qualche altra parte ma non farne una vita.

Perché sai, quella figlia a cui poi farai del male potrebbe riuscire a crescere bene lo stesso, oppure ritrovarsi a 18 anni a farsi in vena di eroina, a non mangiare, a farsi sfruttare sessualmente e/o sfruttare sessualmente gli altri diventando una porno attrice sottopagata, tagliandosi e tentando più volte il suicidio sperando che ogni volta sia quella buona.

Quella figlia a cui hai fatto del male ora si odia, e si distrugge, e distrugge gli altri perché vuole vedere che anche gli altri possono soffrire.

Quella che un giorno vedrai in un video pornografico su internet è quella che, fino a quando non ha iniziato a crescerle il seno, era la tua bambina, quella che chiamavi “principessa”, quella che chiamavi “Biancaneve” per i suoi boccoli nero corvino e il suo incarnato bianco candido.

E ora guarda quei boccoli neri tingersi di sperma, e quell’ incarnato macchiarsi di sangue.

Ti odio e ti amo.

Ester

http://esteranamanson.blogspot.it/

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Ora che sapete come sono, riuscite ancora a guardarmi?

Ero fragile.

Troppo.

Cresciuta sotto la protezione asfissiante dei miei genitori.

Mi coccolavano, mi davano tutto, mi viziavano.

Negli occhi solo luce.

Mia sorella gemella, i nonni, l’affetto, la gioia.

Una vita ovattata fatta di casa, scuola e genitori.

Arrivò d’un tratto l’adolescenza.

Mi sentivo impaurita.

Mi sentivo esclusa, c’erano loro, gli adolescenti, quanto sanno essere crudeli.

Non mi volevano, ero troppo diversa: chiusa, ingenua. Non parlavo.

Elena lo sai che non vali un cazzo?

Elena ti piace scopare?

Le loro risate terrificanti.

La mia fragilità calpestata.

Mi sentivo nuda… Piangevo.

Loro non capivano, nessuno capiva.

Ero troppo piccola per sopportarli, derisa crudelmente.

Si aprì una voragine nel petto.

Le insicurezze.

L’età più bella spesa a piangere, a odiarsi, a non essere capita,

a scappare dai miei genitori, dalla mia “culla”, per giorni, senza che nessuno potesse più trovarmi.

Voglia di morte.

Ci provai.

Ora salto dal balcone.

1…

2…

3…

Vi lascio tutti e fanculo, fottetevi.

Nessuno mi voleva per com’ero realmente. Proprio nessuno…

La bambina era ferita, persa.

Adesso dovevo cambiare, in fretta.

Non volevo amare.

Desideravo non essere mai nata.

Non volevo credere.

Volevo solo autodistruggermi, implodere.

Emozioni sfrenate.

Provare di tutto.

Strafarmi della vita.

Come droga: sesso, uomini, sudore.

Sentirsi subito bella, erotica, tagliente, eccitante.

Essere la donna più desiderata di tutte.

L’emblema della passione unita al pericolo.

Tu sei mio. Stanotte. Adesso.

Eri bello, chiaro.

Il riflesso delle mie paure.

Ti ho avuto. Mi hai avuto.

Continuavo.

Caos, scorciatoie.

Ero lì nel letto, spargevo lacrime e dolori.

Uomini di cui non m’importava nulla.

Violenza psicologica e nella carne.

Poi la luce finalmente dopo quattro lunghi anni.

C’eri tu, c’eravamo noi, il sogno.

Ti stringevo.

Finalmente ridevo.

Guardavo i tuoi occhi e mi sentivo libera, felice.

La paura svaniva.

Mattina, pomeriggio,

sempre nella mia testa, tra le mie gambe.

Il cuore esplodeva.

Prima piano, poi dolce, poi forte.

Era amore non sesso.

Lo sentivo nella pelle, negli sguardi, nei sospiri di piacere.

Farò di tutto per te.

Sei la mia vita, non ti perderò mai, ti voglio per sempre.

Sarai mio marito, mio amico, mio complice.

E poi, di colpo il baratro.

Non ti voglio  più, non sei quello che cerco.

Eri diverso, mi hai deluso.

I sensi di colpa fortissimi, accecanti.

Mi fai solo schifo…

Crolla tutto.

Oh, la mia testa. Oh, quanto ti odio. Oh, la rabbia.

Voglio ucciderti. Si, ti uccido. Ti taglio la gola.

Così finisce tutto, lo sai?

Finisce il mio dolore, il tuo, il nostro.

Non potevi darmi un futuro concreto.

Che cosa avevo fatto in questi anni? Perso tempo?

L’illusione di poter convivere con uomo maturo.

No, tu non lo eri, non lo sei mai stato.

Eri solo la mia idealizzazione.

Il frutto d’idee che avevo maturato nella mia testa malata.

Mi hai dato un amore a metà.

Mi ero illusa di poterti cambiare, di averti per sempre.

Ok, ti lascio andare.

Addio. Addio.

Il cuore esplode. Non può essere finita.

Non saremo mai felici.

Non importa. Sarò sola per sempre. La vita continua.

Spero avrai tutto quello che di bello c’è, una  nuova donna,

una casa, due figli quelli che volevamo noi.

Ora però c’è la pioggia.

I miei occhi sono vuoti. Crollo di nuovo.

Altri uomini senza un futuro.

Non vi voglio. Voglio me. Voglio amarmi.

Stavolta l’amore lo farò con me stessa.

Autoerotismo.

Le mie mani scivolano sul basso ventre,

accarezzo la mia pelle morbida,

e poi ancora più in basso negli slip.

Sento il calore esplodere dentro di me.

Sento il piacere farsi umido.

Tocco il momento più alto del piacere.

La mente esulta, godo delle mie mancanze, delle mie paure.

L’orgasmo è fatale. Ho l’inferno dentro. Così tiepido…

Sbatto le palpebre, ecco la mia nuova vita.

Niente uomini. Sola con me stessa.

Contro tutto e tutti.

Non dipendo più da nessuno.

O forse mi illudo ancora.

Ma l’illusione si sa, ti fa vivere a metà..

E forse voglio proprio vivere cosi, a metà, in bilico.

Fra paura, passione, rabbia e amore.

Ma adesso voglio una vita diversa. La pretendo.

Devo cambiare.

Ho un mostro dentro di me.

Una donna fragile. Pericolosa.

Attratta dagli effimeri piaceri, sbagliati, inutili.

Sono un vaso di vetri rotti, frantumato

e ovunque cammino mi ferisco i piedi. Sanguino,

ma non ci faccio caso.

Amo ancora intensamente il mio dolore.

Ora dipendo da lui. Sono la sua schiava.

Così passiva e così psicologicamente fragile.

Mi lascio legare, possedere.

La notte per lui è più facile.

Mi stritola, mi cinge con le sue braccia possenti.

E fa di me ciò che vuole per ore.

Non mi lascia scampo. Abusa.

Al mattino mi sorride, non gli interesso più,

aspetta le tenebre per disturbarmi.

Io cerco di non annegare nella sua furia.

E’ difficile lo so, ma ci provo.

Le provo tutte, poi però ricado.

Le abbuffate pesanti con il cibo.

I ripensamenti costanti, il mio passato che ritorna.

La morte.

Davvero la vita è tutta qui?

Davvero continuerò cosi per sempre?

Davvero è questo quello che voglio?

Davvero la nausea è più forte del tentativo di volermi amare?

Davvero non c’è niente per cui vale la pena vivere?

Voglio solo salvarmi e dire: si ce l’ho fatta.

Mi voglio sentire bella senza che siano gli altri a farmelo credere.

Voglio diventare autonoma. Stimarmi.

Non serve uno psicologo per farlo.

Niente strizzacervelli o amici.

Ci sei tu e il tuo disagio.

La tua voglia di farcela quant’è grande?

1 o 10?

100 o 1000?

Numeri..

Forse ci sarà qualcuno così forte da accettarti per quella che sei,

che ti vorrà bene nonostante sei uno schifo.

che farà di tutto per renderti donna, mamma e fiera di essere la sua compagna.

Ma adesso non c’è tempo per questo devo ripartire da zero.

Voglio una vita, un futuro, un lavoro che non sia soltanto un banale conto in banca,

voglio un lavoro che mi faccia svegliare ogni giorno con la voglia di combattere,

di crescere, di capire.

Voglio un lavoro e una vita che mi diano ogni giorno la possibilità di essere migliore.

Ecco cosa voglio.

Ma la risalita è difficile.

Ogni giorno rinasco e crollo.

Non so ancora se diventerò fenice o resterò cenere.

Ma adesso rispondetemi: ora che sapete come sono, riuscite ancora a guardarmi?

(Elena)