Io e te.

disturbo borderline di personalità - le nostre storie

Non ricordo come mi chiamavi.

Forse Bambina, forse Bella, o forse con un’accozzaglia di lettere di poca importanza. Un nomignolo, magari. Qualcosa di nostro.

Ricordo il tuo odore deciso. Come quello di certi uomini quando riemergono dal mare o dalla doccia.

Ricordo i tuoi occhi a metà tra cielo e terra, il blu che si perde nel verde sotto la luce a neon.

E poi: la tua bocca. Mi sembra di sentirla, a volte. La vedo deformarsi attorno alla tua voce, che invece mi è sfuggita da tempo. Ma se tu mi chiamassi da lontano, dietro le spalle o da dietro un muro, ti riconoscerei dalla prima sillaba.

Dentro di me sei un mucchio di contorni. Svaniranno le immagini e le forme.

Ma l’idea di te emergerà dagli occhi degli altri. Si farà strada tra i ricordi e li contaminerà uno a uno.

Io e te non eravamo niente. Un segreto pericoloso per il mondo.

Un dolore troppo grande per rendermene conto.

(L’Autrice)

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Se devi mettere al mondo un figlio per poi fargli del male, non farlo.

Fai finire quello schizzo di sperma da qualche altra parte ma non farne una vita.

Perché sai, quella figlia a cui poi farai del male potrebbe riuscire a crescere bene lo stesso, oppure ritrovarsi a 18 anni a farsi in vena di eroina, a non mangiare, a farsi sfruttare sessualmente e/o sfruttare sessualmente gli altri diventando una porno attrice sottopagata, tagliandosi e tentando più volte il suicidio sperando che ogni volta sia quella buona.

Quella figlia a cui hai fatto del male ora si odia, e si distrugge, e distrugge gli altri perché vuole vedere che anche gli altri possono soffrire.

Quella che un giorno vedrai in un video pornografico su internet è quella che, fino a quando non ha iniziato a crescerle il seno, era la tua bambina, quella che chiamavi “principessa”, quella che chiamavi “Biancaneve” per i suoi boccoli nero corvino e il suo incarnato bianco candido.

E ora guarda quei boccoli neri tingersi di sperma, e quell’ incarnato macchiarsi di sangue.

Ti odio e ti amo.

Ester

http://esteranamanson.blogspot.it/

Spunti.

Dicono che il dolore cambia le persone.

So che hanno ragione.

Spero solo di diventare una persona migliore.

Spero che la sofferenza non indurisca i tratti del mio carattere e non mi renda sorda ai bisogni degli altri.

Spero che un giorno, quando mi guarderò alle spalle, vedrò una ragazza che non mi assomiglia più. Non perché adesso sia una brutta persona, ma piuttosto per la mia incapacità di rendermi conto di quello che provo e di quello che succede intorno a me.

Non ho ricordi. Vivo in piena dissociazione mentale, spesso isolata dal mondo, come in un contenitore trasparente e pieno d’acqua.

Il fatto è che la realtà ha un peso. Ho imparato a distaccarmene per poterla sopportare.

Ma in questo modo non riesco ad assaporare nemmeno i momenti belli.

Sono tornata.

O meglio, sono stata costretta a tornare da una parte recondita della mia mente che mi riportava qui, tra queste righe, in queste storie. Non posso fare a meno di raccontare.

Chi mi segue sulla pagina Facebook sa che sto affrontando un periodo di cambiamenti, forse il più difficile della mia vita: devo lottare con i ricordi, estrarli dal buco nero in cui sono rimasti per anni, imparare a non averne paura.

Vincere o perdere. Vivere o morire. Non c’è più un’alternativa.

A volte penso che se non ce la facessi, mancherei di rispetto a tutti coloro che sono immersi in questa guerra. E prima di tutto, a me stessa.

Altre volte però vorrei abbandonare il campo e spegnermi lentamente, perché forse non sono abbastanza forte per questo. Non sono stata istruita per affrontare un carico simile.

Non posso entrare nei particolari, ma se un giorno ne uscirò, racconterò tutto per dimostrare che è possibile superare anche i traumi più drammatici e spaventosi.

In fondo noi siamo una falange compatta che avanza verso le nostre paure più grandi. Unitevi.

Insieme, ce la facciamo.

(La Bufera)