Lottare contro il vuoto

Mi sento vuota.

Ho un vuoto dentro più grande di me.

Le voci non la smettono. Vivo in un costante silenzio assordante.

E loro continuano. Non vado mai bene per loro.

Mi ripetono che devo farmi del male, che devo ridurmi ad un mucchio d’ossa.

Mi promettono che se sarò pelle ossa sarò felice: io so che non è così, ma gliela lascio sempre vinta.

Vince sempre la malattia.

(Nicole)

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Non potete capire cosa si prova nel baratro

Vorrei spiegare cosa si prova a convivere con questi mostri dentro, ma non è facile. Non è facile mettersi a nudo e spiegare a parole quello che si vive in quei momenti, perché per quanto tu possa spiegarlo nel modo migliore possibile nessuno mai riesce a capirlo fino in fondo: certe cose bisogna viverle per comprenderne l’intensità.

Ma se qualcuno anche solo per un misero istante provasse ad immedesimarsi in Noi, a starci vicino ed accettarci con tutti i nostri limiti e paure forse avremmo più forza per uscirne; ci sentiremmo meno soli e meno “diversi”, ma la verità è che nessuno ha il coraggio di farlo, anzi, di fronte a certe realtà tutti scappano via.

Basta poco a volte. Appena ti lasci andare e dici: “Ho paura”, oppure “Sto male”, o “Mi hai deluso! Non ce la faccio..” si spaventano e l’unica cosa che riescono a fare è accusarti e abbandonarti al tuo destino. Un destino fatto di vuoto, rabbia e voglia di sparire.

Ma se vi fermaste un attimo a pensarci, ognuno di voi avrà avuto almeno una volta paura di non farcela, vi sarete sicuramente sentiti impotenti, vulnerabili, persi di fronte ad una realtà atroce sulla quale sapevate di  non aver nessun potere.
Vi sarà sicuramente capitato di perdere il significato di ogni vostro gesto, vi sarete chiesti che senso aveva continuare e cosa volevate davvero da questa vita: vi sarete sentiti inutili, soli e demotivati. Succede dopo una grande perdita, in momenti di crisi, dopo un abbandono, dopo un ingiustizia subita: ma sono momenti appunto, che magari avrete superato senza neanche accorgervene o forse con molta sofferenza ma li avete superati grazie a qualcosa che avevate dentro, qualcosa che vi è stato trasmesso.

Avrete attinto a quell’Amore incondizionato che accresce l’autostima, fa riacquistare vitalità e speranza nel futuro, fa venir voglia di essere migliore:

ma purtroppo a molti quel tipo d’Amore è stato negato. Ed è come se ti mancasse un pezzo di cuore. Qualcosa dentro di te resta difettoso per sempre.

Ti manca qualcosa che non potrai mai più ricevere da nessun’altro. Ti manca l’Amore di un padre e una madre, ti manca il senso di appartenenza, di protezione e accettazione che solo un genitore può darti: e per quanti sforzi tu possa fare, per quante persone possano donarti il loro amore, quel vuoto non si riempie. Quel tipo di legame resta insostituibile.

Quelli che per voi sono stati solo “momenti di crisi” per noi sono giorni, settimane, mesi, anni: diventano  vita quotidiana.

Cosa avreste fatto se quei momenti non fossero finiti? Cosa avreste fatto se quelle sensazioni fossero durate anni interi senza sosta? E come avreste reagito se mentre affrontavate tutta questa merda da soli qualcuno con tono strafottente vi avesse detto che eravate solo dei falliti che si piangono addosso e non sanno affrontare la vita?

Ma sono sicura che anche dopo aver letto tutto questo non capirete cosa si prova a sentirsi come mi sento io e come si sentono tantissime altre persone che magari si nascondono dietro falsi sorrisi e frasi di circostanza e indossano mille maschere mentre dentro muoiono per non disturbare il vostro quieto vivere, fatto di apparenza e luoghi comuni per cui sinceramente provo quasi nausea.

Come si può spiegare questo nostro sopravvivere a chi ci guarda dall’esterno con occhi critici,

come si può spiegare la sensazione che provi quando sei in mezzo alla gente e tutti ti scrutano ma nessuno ti vede,

come puoi spiegare il vuoto che senti annientarti da dentro,

come far capire la sensazione di disagio tremendo che provi quando ti rendi conto che sei solo al mondo

che nessuno ti accetta, nessuno da valore al tuo esistere.

Come spiegare la voglia di ingozzarti di cibo che ti prende e la voglia che hai di piangere subito dopo, e il sapore del cibo non lo senti quasi più, come poter dar voce alla paura che hai di perderti, di impazzire, di restare da sola con i tuoi demoni.

Come spiegare quanto una frase, un sorriso non ricambiato, un sospiro o un silenzio ti possano ferire e far piangere per una notte intera,

come poter tradurre in parole l’ansia che ti prende anche solo nell’entrare in un supermercato, nel parlare con la gente,

come far capire l’odio per te stessa, per il tuo corpo che distruggi in continuazione.

A volte le parole non ci sono…non riescono proprio ad uscire.

(Francesca Di Carlo)

Miriana K.: non voglio sentire più nulla

Sono un disastro

mi tremano le mani,

tremo tutta,

mi trema il cuore.

Sono brava a dare consigli,

ma quando si tratta di me allora cade ogni riserva.

Mi sento sola, sono sola.

Sono una persona del cazzo,

non riesco a fare simpatia, non riesco a durare nel tempo.

Ho deluso tutti, anche me stessa.

Ho mentito a tutti.

Sono una persona sporca,

non dovrei neppure alzare lo sguardo da terra.

Faccio fatica anche a guardarmi allo specchio,

non mi riconosco.

Non sono io.

Voglio avere dieci anni.

Voglio tornare indietro.

Il futuro mi spaventa,

ho paura di ogni cosa, di lavorare, di non lavorare, di conoscere, di non conoscere, di fare amicizia, di non fare amicizia.

Non riesco più a fare progetti,

ogni cosa che volevo prima

adesso forse non la voglio più.

Penso spesso alla morte.

Al buio che potrebbe mettermi in salvo,

poi ho troppa paura di deludere ancora,

di fare stare male lei, di creare altri casini.

Allora resisto,

ma spero ogni mattina di non svegliarmi,

di non aprire gli occhi,

di non respirare più.

La morte fa male? Cosa succede poi?

Al buio non voglio stare.

Il buio mi spaventa.

Vorrei un abbraccio.

Vorrei assaggiare la felicità per quattro secondi.

Vorrei poter non esistere,

vorrei essere tutti tranne che me.

Non voglio insulti, non voglio grida.

Non volevo. Non voglio niente

Voglio passeggiare per ore sulla spiaggia,

chiudere gli occhi,

non sentire nulla.

Il dolore che mi fa mancare il respiro è grande, grandissimo.

A volte lo sento, il cuore,

stracciarsi come una pezza vecchia,

si frantuma,

diventa ghiaccio.

Non mi voglio più bene, mi odio, sono una brutta persona.

Si, M. non aspettarti niente da me hai ragione,

io non so neanche se ci sarò, scusami.

La pioggia è pesante, cade.

Non respiro, non trattengo, non vivo.

Vi sto dando problemi,

ne ho sempre dati da quando sono piccola,

mi spiace, vi siete beccati me, avrete la vostra ricompensa.

Non so se riuscirò mai più

a uscire da questa sofferenza,

me la sento dentro, nelle ossa.

Tutte le cose belle adesso sono brutte.

Non mi piace più niente.

Non posso piangere,

eppure voglio,

non riesco,

piango.

Non sento più la mia anima,

è vuoto dentro e fuori.

Ovunque è vuoto,

e silenzioso.

Mi bruciano gli occhi,

le lacrime bruciano,

come sale.

Controcorrente si muore, ok.

Non sono bella,

non lo sono mai stata,

sono un mostro e

anche dentro

nulla è bello.

Do solo sofferenza.

Vorrei non essere mai venuta al mondo,

è un affronto per chi non c’è più,

mi spiace,

non voglio offendervi,

sono solo molto stanca,

perdono.